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IL SEGNO INFINITO
Il segno, l’elemento cardine del suo stilema, qualifica il lavoro sempre in divenire di Paolo Masi, il Maestro fiorentino, protagonista indiscusso nel panorama italiano e internazionale inserito a pieno titolo nel dibattito artistico che, dalla fine degli anni Cinquanta, ha messo in discussione le basi fondanti della pittura.
In questa mostra accanto ai lavori storici, sono presenti opere di una più recente produzione, molte delle quali inedite, che evidenziano la continuità di una ricerca avviata negli anni Sessanta e ancora in essere.
Un segno infinito, dunque, che rimarrà nella storia dell’arte italiana in maniera vivida.
In Paolo Masi nulla è prevedibile, né l’effetto della pittura sulla superficie né la superficie stessa. Gli elementi che compongono l’opera si adattano uno all’altro, il colore e il segno assumono forme inedite e l’artista è, egli stesso, spettatore di ciò che si va realizzando sotto le proprie mani. Nulla è statico e con i suoi cartoni ha dimostrato che l’arte può essere imponderabile.
Il Maestro si è immerso e concentrato sulle possibilità espressive della pittura, indirizzando il suo interesse non tanto sulla rappresentazione, quanto sull’analisi del mezzo pittorico e del supporto utilizzando un elemento costante: il segno.
Basandosi sulla sperimentazione e sull’intuizione approda all’utilizzo di materiali come il cartone ondulato, il plexiglass e il PVC.
Se lo scopo della pittura analitica è indagare la struttura del dipinto è facile comprendere come Paolo Masi sin da subito abbia messo in discussione la tela come unica superficie idonea a tale scopo.
Il cartone ondulato gli ha permesso, per oltre 50 anni, di indagare gli aspetti essenziali del segno pittorico e le reazioni che i vari materiali creano in modo inaspettato in base al trattamento messo in atto sulla superficie.
L’esigenza di interagire con lo spazio pittorico lo porta a creare trame, segni, reticoli così da dare vita ad un dialogo tra tutti gli elementi essenziali della pittura, un dialogo tra superficie, spazio, colore e luce.
L’ interesse per il materiale si lega a una visione della pittura come processo in continua trasformazione, in cui il gesto pittorico e il supporto interagiscono in modo attivo.
L’utilizzo del plexiglas è la conseguente soluzione in cui la trasparenza diventa parte integrante della composizione, ampliando ulteriormente il concetto di base pittorica.
La sua poetica dunque, si basa sul segno libero e autonomo ma anche sulla somma di tutti gli elementi che, seppur “analiticamente” indipendenti l’uno dall’altro nel loro “entaglement” suggeriscono una riflessione totale sulla percezione visiva.
La sua pratica artistica ha influenzato e continuerà ad influenzare le generazioni future, dimostrando come la pittura possa rinnovarsi attraverso la ricerca sui materiali e sulle modalità esecutive.
Ancora oggi, Masi continua a essere attivo nel panorama artistico contemporaneo, confermando il valore della pittura analitica come strumento di esplorazione e conoscenza del linguaggio visivo.
Francesca Castellano
Chiccart Collection
Paolo Masi è nato a Firenze nel 1933. Fin dagli anni Cinquanta partecipa a quella elaborazione sperimentale di nuove tendenze artistiche che a Firenze si caratterizzerà come frattura profonda e mai più rimarginabile nei confronti del passato. Una liberazione dai canoni del formalismo e di ogni tipo di accademismo perseguita con intensità e coerenza, che in Paolo Masi passerà dalle iniziali esperienze della pittura informale e dell’astrattismo concreto a un’attività articolata, complessa e diversificata sul piano tecnico-linguistico.
Negli anni Sessanta l’attività di tipo programmatico e teorico si esplica per Masi con la partecipazione a collettivi e gruppi, ed è sempre strettamente legata ad una ininterrotta e continua sperimentazione sul modo di operare e trasformare la materia: il lavoro è per l’artista fiorentino qualcosa sempre in fieri, che di volta in volta si apre a nuovi approfondimenti e a nuove soluzioni.
Ricordiamo, ad esempio, la sua partecipazione con Lanfranco Baldi, Auro Lecci, Maurizio Nannucci, al gruppo di ricerca estetica Centro F/Uno (1967-70), che esce dall’ambito delle contingenze localistiche, cercando riferimenti in contesti più vasti. Di questo momento sono gli interventi collettivi o abbinati, come quello sulle Cromointerferenze riflesse (condotto con Baldi) realizzato nel settembre 1970 a Zafferana Etnea per la manifestazione Interventi sulla città e nel paesaggio.
In seguito si avvicina alle contestuali esperienze analitico-riduttive, scomponendo e riorganizzando sul pavimento e contro le pareti aste di alluminio, specchi, fili o piccole stecche di plexiglas colorato, che estendono anche alla terza dimensione la ritmicità dello "spazio-colore" (Galleria Schema, Galleria Christian Stein).
La fase successiva coincide con il ritorno alla bidimensionalità attraverso il progetto Rilevamenti esterni - conferme interne (1974-76), elaborazione che Paolo Masi sviluppa all'esterno del suo studio con il lavoro iniziato nel 1974 a New York delle Polaroid di tombini, muri e pavimenti e, contemporaneamente, all'interno dello studio con le Tessiture (tela grezza cucita) e i Cartoni da imballaggio, dove utilizza per la prima volta adesivi trasparenti e coprenti, facendo emergere la struttura interna del materiale (Lydia Megert, d+c Mueller Roth, Thomas Keller, Primo piano, La Polena, Ariete, Schema).
Dal 1974 Masi è co-fondatore insieme a Maurizio Nannucci e Mario Mariotti di un collettivo che gestisce lo spazio no profit di Zona a Firenze, spazio che ha lo scopo di diffondere esperienze artistiche nazionali e internazionali. Tale esperienza troverà poi la sua continuazione a partire dal 2000 nel collettivo Base.
La sua intensa attività è confermata e riconosciuta sia in Italia che all’estero. Ricordiamo, tra le altre, le partecipazioni alla Biennale di Venezia (1978); alla XI Quadriennale romana (1986); alle mostre Kunstlerbücher di Francoforte e Erwitert Photographie Wiener Secession di Vienna (1980); alla mostra parigina sul libro d’artista (Centre Georges Pompidou, 1985), ad Arte in Toscana 1945-2000 (a cura di Alberto Boatto e Daniel Soutif, Palazzo Strozzi, Firenze, Palazzo Fabroni, Pistoia, 2002) e alla mostra Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980 (a cura di Marco Meneguzzo, Museo della Permanente, Milano 2007).
Le opere della sua più recente produzione sono i Contenitori di forma colore, le Serialità e nuovamente i Cartoni, ovvero delle superfici di vario tipo (legno, tela, carta) sulle quali l’artista interviene con una complessa operazione pittorica. Questi lavori sono stati presentati a varie riprese al Centro d'Arte Spaziotempo di Firenze dal 1993 al 2002, e presso l'attuale galleria di riferimento dell'artista, Frittelli arte contemporanea.
La recente serie di plexiglas, Trasparenze, iniziata nel 2000, dipinta con la tecnica della vernice spray, suggella l'incessante evoluzione sperimentale del lavoro di Masi, permettendo all'artista di operare una nuova definizione dello spazio attraverso "sollecitazioni cinetico-cromatiche" di luci e ombre. L'installazione Senza titolo (Trasparenza) del 2003, composta da decine di esili lastre di plexiglas dipinto, è entrata a far parte della Collezione permanente del Museo Pecci di Prato ed è stata presentata recentemente al Museum of Contemporary Art di Shanghai.
Opere storiche dell'artista si trovano nelle collezioni del Mart di Rovereto, della Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze e della Galleria d'Arte Moderna di Torino.
L'artista vive e lavora a Firenze.